Chieti: Arte, Storia, Cultura, Tradizione, Folklore

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La Storia di Chieti

Chieti è l’antica Teate, scelta come capoluogo dai Marrucini in seguito all’apertura della via Valeria e con l’abbandono del primo insediamento, Rapino, ai piedi della Maiella. Rimasta fedele a Roma durante le guerre puniche, Teate si schiera con la lega italica nella guerra sociale. Eretta a Municipio nel I sec. A.C., la città si dota di una struttura urbanistica (moderna), con monumenti di notevole imponenza, come l’anfiteatro, il teatro, le terme, il centro templare del foro, e grandiose cisterne ipogee che la caratterizzano fra tutte le città antiche.
Durante il suo massimo splendore nell’età imperiale, Teate vide fiorire molte famiglie illustri con personaggi di prim’ordine nel campo della politica e delle lettere, in luogo e nella capitale. I più noti sono gli Asinii, con Asinio Herio comandante supremo degli eserciti italici nella guerra sociale; Asinio Pollione, intimo di Augusto, Mecenate e Virgilio; e Asinio Gallo, a cui si deve la costruzione del sistema idrico urbano. Durante i Flavii Teate assunse una fisionomia monumentale, rinnovando e ingrandendo le sue emergenze architettoniche.
Saccheggiata e quasi distrutta dai Barbari, non fu mai del tutto abbandonata, ma fu scelta come centro amministrativo dai Bizantini. Teodorico la ricostruì e, in seguito fu presa dai Longobardi che la inclusero nel Ducato di Benevento, staccandola da quello di Spoleto.
Sotto la dinastia degli Attonidi, conti longobardi ma vicini al disegno politico dei Carolingi, Teate divenne una potente contea i cui confini andavano dal fiume Trigno al Tronto, coincidendo con una vasta diocesi retta da vescovi attivi sul piano religioso e amministrativo.
Passata ai Normanni, la città ne seguì le sorti, fino ad essere particolarmente curata dagli Angioini.
Ininterrottamente città regia, quindi soggetta direttamente alla corte, Teate sopportò con insofferenza i rari periodi di feudalità.
La sua importanza, crebbe comunque con l’elevazione della sua cattedra a sede arcivescovile, divenendo sede metropolitana delle chiese d’Abruzzo.
I numerosi conventi fondativi nel medioevo quale sede di ordini mendicanti divennero nel corso del ‘500 più prosperi centri di arte e spiritualità, mentre vi si insediavano quasi tutti gli ordini monastici sorti nella controriforma: Gesuiti, Cappuccini, Scolopi, gareggiando con il clero secolare retto da potenti arcivescovi.
In quegli anni sulla cattedra teatina sedettero grandi presuli, tra cui Giampietro Carafa, poi papa col nome di Paolo IV, fondatore con San Gaetano Thiene dei padri teatini, così chiamati in onore della città.
Il secolo XVII fu anche per Chieti un’epoca alquanto spenta, risentendo la città del ristagno economico e politico di tutto il vice reame napoletano, anche se non mancò un certo sviluppo edilizio grazie ai numerosi conventi. Si rinnovarono, infatti le antiche testimonianze medievali, e furono costruite ex novo splendide chiese come quelle dei Cappuccini, di San Gaetano e Santa Chiara.
La città rifiorì culturalmente ed economicamente nel secolo successivo, in seguito alla presa del regno da parte della nuova dinastia dei Borbone che diedero un vivo impulso riformatore a tutte le province meridionali. Chieti si arricchì di un congruo numero di dimore gentilizie rese più funzionali e con un’impronta architettonica di un certo interesse, sempre rispettando l’antica topografia medievale.
All’interno delle sue chiese si moltiplicarono pitture e sculture di pregio, mentre la prosperità crescente favoriva una vita più disponibile alle attività intellettuali. Sorsero, o si rivitalizzarono, le accademie, tra cui emergeva la Tegea, fondata nel 1720 sulla schema dell’Arcadia dal marchese Federico Valignani, frequentate da un folto ceto borghese teso alla conquista dello status nobiliare.
Aristocratici, ecclesiastici, ricchi mercanti e avvocati si imposero come protagonisti della vita cittadina.
Non mancavano luoghi di spettacolo (il Teatro Vecchio, i teatrini delle scuole religiose),centri di studio come il Collegio dei Gesuiti, la scuola del Seminario Arcivescovile, il Collegio degli Scolopi; molto attive erano anche botteghe di orafi, spezierie, la bottega del pittore Donato Teodoro operoso in tutta la regione; e le cappelle musicali, soprattutto quella della cattedrale diretta per decenni da Saverio Selecchy, autore di cantate, messe oratori sacri.
Tra il ‘700 e l’800 la città si dotò di uno splendido teatro intitolato a San Ferdinando, in onore del sovrano regnante e, dopo l’unità nazionale, chiamato il Marrucino.
Il secolo XIX coinvolse Chieti con i suoi vivaci fermenti e speranze di rinnovamento generati dal Risorgimento. La città si diede una nuova e più elegante veste urbanistica e si aprì alle ragioni di una economia più vivace di prospettive, favorita dalla realizzazione della linea ferroviaria dello Scalo che la collegava ai centri più importanti della nazione; alla elettricità e alla costruzione di un grosso acquedotto utile a placare la secolare sete di una città collinare. Fanno fede di tanta vitalità le numerose imprese industriali sorte in città e nel contado e la fervorosa attività culturale che caratterizzò con pubblicazioni, ricerche di storia patria e uno straordinario numero di opuscoli e giornali l’ultimo scorcio dell’800.
Il resto è cronaca recente: sorgono l’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”, polo culturale di primaria importanza in tutta la regione e centro sud; il Policlinico e le modernissime attrezzature sportive (lo stadio del nuoto, il palazzetto dello sport, lo stadio sportivo).

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