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I RITI DELLA PROCESSIONE

La Processione è soltanto il momento culminante della Passione. In realtà essa viene vissuta intensamente in un arco di tempo più lungo che va dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo.
La mattina della Domenica delle Palme, infatti, tutti i confratelli del Sacro Monte e i famigli con i giovani destinati ad indossare l’elegante marsina nera, sono convocati nella Cappella di Santa Maria Succurre Miseris adiacente alla cripta per ricevere gli abiti.
E’ un momento di grande esaltazione e affiatamento collettivo. Ogni figurante si mostra consapevole e compreso del ruolo che andrà a recitare il Venerdì Santo. La cappella è illuminata a giorno e rilucono gli stucchi dorati che l’adornano specchiandosi negli stalli del coro.
Mercoledì pomeriggio le dame di devozione, madri, sorelle e figlie dei confratelli, si recano in cappella per la commovente vestizione della statua della Madonna, che per tutto l’anno ha indossato abiti quotidiani. In quest’occasione essa viene estratta dall’armadio che la custodisce e rivestita dei preziosi abiti a lutto. E’ l’unico momento dell’intero rito in cui le donne prendono parte attiva.
Venerdì mattina, mentre i coristi e i musici si preparano per le prove generali del Miserere, i simboli vengono portati dal deposito della cripta nella chiesa superiore e disposti ordinatamente nelle navate laterali, sorvegliati da due paggi ciascuno. Le statue della Vergine e del Cristo vengono collocate, invece, nella cappella del Segretariato, decorata dalla riproduzione di una Pietà quattrocentesca sull’altare maggiore e da un elegante coro ligneo del ‘700. Ne verranno tratte fuori soltanto al momento della Processione.
Quando tutto l’allestimento è concluso, con l’esclusione rigorosa dei fedeli comuni, salgono i componenti musicali per eseguire più volte i versetti del salmo.
La vasta cattedrale si riempie di chietini e curiosi. Per l’evento tornano da ogni parte i nostri cittadini che non mancherebbero per nessuna ragione al mondo all’appuntamento più importante della nostra tradizione. Prima dell’avvio dell’esecuzione musicale ci si rincontra con vecchi amici, ci si saluta fraternamente, si snodano ricordi antichi e recenti. I vecchi sono seduti vicino ai giovani, i padri e le madri si tengono stretti i figli; molti di essi si commuovono nel vedere tra i figuranti i propri cari.
I maestri, il direttore d’orchestra e il direttore del coro, compaiono ai piedi della larga scalea su cui si sono disposti razionalmente i cantori e i musicisti: centinaia di voci e violini. Da qualche anno, fra questi untimi, si vedono anche delle ragazze. Parte il salmo e un profondo silenzio domina tutta la chiesa. La musica è toccante, le voci potenti; tutti conoscono a memoria la melodia e i versi, ma è come se venisse eseguita per la prima volta.
Alla fine s’intrecciano i commenti: “... va tutto bene, quest’anno sono stati superbi, quest’anno si sente che il manico è robusto!” Non manca mai, però, qualche dissenziente. “Negli anni passati era tutta un’altra cosa. Dovevate sentire”. E riemergono nomi e strumenti, e tanti personaggi caratteristici.
Il sabato mattina i simboli sono esposti alla devozione dei fedeli. Soprattutto le statue del Cristo e della Madonna, collocate sull’alto presbiterio, sono meta di una ininterrotta devozione. Tutto il popolo sfila davanti ad essi, compie una breve sosta di preghiera, lascia un obolo e promette appuntamento per l’anno venturo.
A mezzogiorno i confratelli del Sacro Monte provvedono a riporle nei loro luoghi consueti, la Madonna nell’armadio della Sagrestia e il Cristo nella splendida nicchia ricavata dietro l’altare della cappella.
Il tempo del dolore lascia lo spazio a quello della speranza; nella notte, l’uomo-Dio, per cui si è pianto per una settimana, risorgerà con la promessa della redenzione.

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